FSPV, capitolo I. Il frigo presenta una serata di gala

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General Infos
Forse sono proprio vermi, 1.

Ogni forma di vita, ogni piccola forma di vita

Prima o poi finisce lunga distesa
Effe mangia i cavalli, si rotola nel letto
Il cavallo scalpita, i sonagli squillano
Le zanzare intonano Cavalleria Rusticana
Effe pensa agli scarafaggi in cantina
Buon appetito, dodici chilogrammi di lenzuola

Sei un naftalinaburger nel tuo letto
Guardi il sofftto fusa con la tua
spremuta di compensato
Ti dibatti come una mosca nella tela, pensi:

Quell’armadio è così brutto
Quel comodino così sfrontato
Nella sua
Ributtante vernice verde pisello
Alzati Effe, alzati e cammina
Risorgi dalle tue ceneri
Carnosa escrescenza del tuo letto
Rotola fuori, ecco così, no!
Cade dal letto, si piscia addosso
Frigna e si succhia il dito
Effe non cambi mai
Attenta a dove metti i piedi
Non accettare caramelle dagli sconosciuti
Ma nemmeno tutte le altre cose.

 

Gli scaffali
Devono essersi
Gonfati gli scaffali
Non sembrano nemmeno di compensato ikea

truciolato carne di bambino thai non più
I libri come tanti dentini voraci
Ballano sugli scaffali
Maestra mi dondola il dente
Uno alla volta cadono tutti
Si spezza il cuore e trascina membrane

Gommosi embrioni nei sacchetti
Mi cola il latte fno alle ginocchia
Sento solo che sono sveglia e spalancata

Dentro è tutto un grumo raggrinzito,
mi alzo,
il cucchiaio è nella gola
ma il grumo resta là, mi sfda.
I libri da riordinare
il più grande, il più piccolo
ci cammino sopra e sparisco
il frigo presenta una serata di gala
signore e signori benvenuti
ecco un petto di pollo
un barattolo di pesto
un congiuntivo e il corpo di cristo
si chiude il freddo sipario
“ritorna a letto Effe
cuciti gli occhi col cotone
fai tanti sogni fritti fritti fritti”
taci, frigo, taci, mostro sotto il letto
mi avvolgo nel lenzuolo
faccio numero otto passi
ed esco dalla finestra.

c/o Ru de Courtablon, près la Mare Chaudron

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General Infos
  • baryton, counter tenor and ensemble
  • 2010
  • 22′
  • texts: 6 Mirlitonnades, by Samuel Beckett
  • unpublished

The word “Mirlitonnades” is a coinage forged by Beckett on the expression “vers de mirliton” (easy verses, tasteless rhymes). Due to the the obsessive abundance of repetitions, alliterations and assonances, these compositions could actually look like nursery rhymes. It is only upon closer examination that the reader unfolds the quantity of hidden references and thus their true opulence.

Rather than nursery rhymes, Mirlitonnades are enigmatic images, veiled and ever-changing questions; facing them means to transmute our relationship with the language and the world behind it.

 

In this work I tried to remain faithful to Beckett’s purposes, at the cost of immediate comprehension of his texts. In each movement the two singers declaim two different poems, in some kind of musical mise-en-scene: the characters look oblivious to the meaning of the text and to the reason they are singing it.

Nevertheless they can’t stop reciting, crushing, repeating and shouting their lines.

This curse to repetition is reaffirmed by the musical forms that I have chosen for each movement: a ciaccona where a series of consequent auditory layers, arranged according to an imaginary perspective, gradually shatters and disperses; a rondò where iteration soon becomes a threatening and claustophobic circle, interrupted by an intermezzo. Here, the vectors from the previous movements can finally interact and collide, emerging in the last, weary reprise of rondò.